Marco - 4/5 anniLa mia storia aeromodellistica inizia ... prima della nascita! Infatti, mio padre Giulio è aeromodellista da sempre ed è stato un vero "grande" del volo vincolato italiano, nella sua specialità il Combat F2D, dove ha mancato per poco il titolo di Campione del Mondo. Dire che sono "nato nell'aeromodellismo" è quanto mai azzeccato, in quanto mia madre Giovanna è sempre stata attiva in questo hobby, come meccanico di mio padre Giulio nelle gare di combat, categoria in cui fare il meccanico è molto dura. Pensate a questa scena: è il 1974, e una giovane donna è al campo di volo con il marito, intento a carburare e provare modelli e motori da combat, dei 2,5 cc che fanno circa 20.000 giri/min e "urlano" veramente forte; solo che la signora in questione non sta seduta all'ombra a leggere riviste, niente affatto! Indossando un paio di cuffie che la proteggono dall'urlo del motore, tiene il modello del marito, che a centro pista sta per darle ordine di lanciare, e tutto questo avviene con la presenza ...di un pancione già abbondante! Infatti io ero "sullo scaletto di montaggio", e già mi godevo smagrate ed ingrassate di motori da gara! Alcuni che assistivano a queste scene, obbiettavano che forse, un tale rumore, avrebbe fatto male al nascituro, ma mia madre rispondeva "Nessun problema, così si abitua!" Che devo dire? Più abituato di così ?!?
Fin da piccolo sono cresciuto quindi in mezzo ai combat vvc, vivendo tante gare mitiche, come quelle di Ravenna, per citare un luogo, e Campionati Europei e Mondiali in giro per il mondo con i miei che partecipavano. Che ne dite di una mamma che ai campionati del mondo in Polonia monta sul podio della classifica a squadre per prendersi una bella medaglia d'argento?Marco - 10 anni Mio padre, mantenendo comunque il combat vvc come "attività aeromodellistica" principale, ha sempre praticato anche il volo r/c, ed io volevo andare al campo per vederlo volare, anche se mi portavo il mio bravo pallone per scorrazzare sui campi adiacenti. Quando non andavo a vedere, guai se mio padre, al ritorno dal campo, non rimontava il modello nel soggiorno! Infatti volevo avere il modello per terra, la radio in mano, e me ne stavo lì seduto per terra a muovere i comandi finchè le batterie non chiedevano pietà! Un bel giorno, nel 1980 (avevo quindi sei anni), tornando in macchina da una giornata al campo chiesi a mio padre "Babbo, mi fai provare?" Fino a quel momento mio padre non mi aveva mai chiesto od offerto di volare con i modelli, mai una volta, e di questo lo ringrazio profondamente. E' comunque ovvio che ad un padre aeromodellista, sentendo queste parole pronunciate dal proprio figlio, si illuminino gli occhi! Dopo poco tempo cominciarono le lezioni con un motoaliante dotato di alettoni e limitate capacità acrobatiche: il Buswacker, motorizzato con un mitico Fox 35 derivato dall'acrobazia vvc. Marco - 13 anniPoi un "Barone" con cui feci i miei primi decolli ed atterraggi, quindi il Falco, modello riproducente il famoso aereo da turismo, realizzato tutto in polistirolo dalla Merati, che fu il mio primo ala bassa. Passai dopo a dei vecchi pylon che mio padre non usava più (eh si, babbo Giulio ha fatto anche un po' di Pylon racing!), che motorizzati normalmente erano degli ottimi acrobatici. A quel tempo Benito Bertolani, penso il pilota più famoso in Italia fino ad oggi, volava spesso sul campo di Viareggio ed era un mio vero e proprio idolo. Vederlo volare con il suo Yak 18 in volo rovescio a due cm dalla pista mi faceva sognare! Un giorno, avevo circa 11 anni, dopo avermi osservato volare per tutto il giorno, Benito mi prese da parte e mi chiese "Ma se ti regalo un Komet (sicuramente il modello da F3A più noto in Italia a quei tempi ed ancora oggi) le fai le gare di Acrobazia Sport?" Rimasi senza parole! Sicuramente abbagliato dal miraggio dell'avere un modello simile, e senza avere la più pallida idea di cosa significasse un simile impegno, abbozzai un timido "Va bene!" Così è iniziata la mia "carriera" nelle gare di F3A, e partecipare alle gare fin da piccolo, in un mondo di adulti, mi ha aiutato ad imparare tante cose e alla svelta.
Essere un pilota di F3A mi ha portato, a volte, a non avere un'adolescenza come gli altri miei coetanei, che spesso non hanno impegni o scadenze da rispettare, ma tutti i sacrifici che ho scelto ed accettato, mi hanno ripagato completamente, e mi hanno fatto diventare il pilota che sono oggi. Con gli anni sono arrivati i successi, come pure le sconfitte e le arrabbiature, ma questo è il mondo delle competizioni, che porta a doversi misurare prima di tutto con se stessi, per portare il limite sempre più in là, sempre oltre l'ostacolo precedente. Molti piloti di F3A da sempre non fanno altro che pilotare solo e soltanto modelli da F3A, con il risultato di non sapersi adattare al modelli diversi; fin da piccolo, ho voluto pilotare di tutto, sforzandomi di imparare a pilotare tutti i tipi di aeromodelli r/c come si deve, compresi gli elicotteri: infatti non si deve pilotare un modello riproduzione di un aereo del 1920 come un acrobatico illimitato del 2000 giusto? Io adoro l'aeromodellismo in tutte le sue forme, dai modelli da sala alle turbine, dagli elettrici indoor ai maxi acrobatici, senza classificazioni e categorie di merito.
Comunque sia, per me pilotare un aeromodello rimarrà sempre un divertimento, e mettere un modello in torque roll un cm più basso di un altro, non mi farà mai sentire una persona migliore, non realizzerà la mia vita, mi farà sentire solo più spericolato.
Tutto quello che sono oggi, come persona e come pilota di aeromodelli, lo devo totalmente ai miei genitori, Giulio e Giovanna, che mi hanno sempre appoggiato e guidato, senza imposizioni o forzature, e di questo non sarò mai abbastanza grato e fiero. Adesso ho l'aiuto anche di mia moglie Serena, che mi sprona ed incoraggia. Queste tre persone sono il miglior "team" che avrei mai potuto desiderare, nell'aeromodellismo, ma soprattutto nella vita.
TOP OF PAGE          HOME PAGE